La bocca del leone

05/04/2015

La bocca del leone
Stava per finire la partita contro la squadra di Ricardo quando mi sono accorto che dovevo assolutamente fare una cosa.
Ricominciare a studiare la geografia dell’Europa.
No, dico: fuori le mappe!
Da anni a Modena non eravamo più abituati, sotto rete, a ragionare sulle rotte del Vecchio Continente.
Bene, rieccoci qua.
Chi avesse notizie sulla sede della prossima finale di Champions League è pregato di comunicarmele. Voglio organizzarmi per tempo.
Dopo di che, dirò quanto segue.
1)      Non era il caso di spaventarsi dopo le sconfitte di Latina e con Trento. Certo, bruciano ancora sulla pelle, ma se proprio vogliamo essere severi nel giudizio dobbiamo affermare che la nostra squadra, nell’intera stagione, ha sbagliato di brutto solo una partita, secondo me. Appunto quella di Latina.
2)      Il resto è stato perfetto, un viaggio all’insegna dell’entusiasmo. Io faccio un po’ fatica a comprendere il fastidio che altrove viene talvolta mostrato nei confronti di Modena (e mi esprimo con la dovuta, pasquale eleganza). Nel profondo della mia ignoranza, rimango convinto che Modena sia un patrimonio della umanità pallavolisticamente intesa. E non da oggi.
3)      Penso che gente come Bruno o N’Gapeth o Vettori o Petric (ma dovrei citarli tutti, i nostri alfieri) esprima una passione per il gioco che si traduce in divertimento. Non siamo un gruppo ansiogeno, semmai trasmettiamo allegria. Siamo un branco di pazzi illuminati e ho l’impressione che per Lorenzetti sia stata, sia e sarà ancora una esperienza assolutamente originale lavorare con questi ragazzi. La Zarina Catia è adorabilmente svitata, come ben hanno capito i padroni della Lega. E quanto al Sarto vi posso assicurare che dietro quella faccia da pretino giovane si nasconde un artista della battuta (in tutti i sensi, eh).
4)      Naturalmente e a scanso di equivoci, mica siamo noi i favoriti per lo scudetto. Ci mancherebbe. A inizio stagione nelle profezie di rito mi pare non ci collocassero tra le migliori quattro. Come si dice, siamo cresciuti alla distanza. Abbiamo già vinto la Coppa Italia, abbiamo concluso la regular season al secondo posto, abbiamo restituito un po’ di felicità a un territorio che ha sempre amato il volley, che ha sempre respirato volley.
5)      Adesso ci proveremo fino in fondo, forti di una consapevolezza : dobbiamo rimetterci a studiare la geografia dell’Europa.
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