La Bocca del Leone

07/05/2015

La Bocca del Leone
“Telespettatori italiani, non finiremo mai di ringraziare i nostri giocatori per queste emozioni…’

Parole così uscirono dalla bocca di Nando Martellini, storica ‘voce’ di Mamma Rai, mentre volgeva al termine la mitica partita Italia-Germania, semifinale mondiale del 1970, 4-3 per gli azzurri, l’evento sportivo che cambiò la vita di intere generazioni.

A me venivano in mente, le parole dell’indimenticato Nando, quando è caduta l’ultima palla di Modena-Trento, gara due. In trance, ho avuto persino l’impressione che a Sartoretti fossero improvvisamente cresciuto un toupè di capelli.

Ora, non sono qui a parlare di tecnica e di tattica. Ne capisco poco e sinceramente nemmeno sono interessato alla materia. Mi dicono gli esperti che abbiamo commesso tanti errori e mi spiegano pure che il nostro idolo Bruno talvolta ha esagerato nel cercare, in attacco, la soluzione idolo bis N’Gapeth praticamente in esclusiva.

Può darsi. Non lo so.

E francamente me ne infischio, come diceva Clark Gable in Via col Vento.

Voglio dire che un play off scudetto non è un teorema geometrico, men che meno un trattato di analisi logica. E’, invece, una somma di spasmi pre agonici.

Voglio dire che in una partita così deve dismettere gli occhialini del competente per lasciarti invece trasportare dall’onda pazza dell’entusiasmo.

Perché non importa come. Importa semplicemente vincere.

Io non credo che Vettori, in una fase chiave del match, sia andato in battuta avendo in testa uno schemino preconfezionato da applicare con scrupolo certosino. Penso invece che sia andato lì arrendendosi alla follia che saliva, martellava le tempie e accelerava il battito del cuore. E infatti, lasciandosi andare, in quel frangente Vetto ci ha aperto la cassaforte che conteneva il tesoro.

Petric, idem.

Gli altri ragazzi, pure.

Il coach Lorenzetti, idem: quando all’estremo alito di fiato ha mandato al servizio Casadei ho sentito gente attorino a me mormorare: ‘ma quest’uomo è un pazzo’.

Beh, no.

E’ Lorenzetti.

Ce l’hanno fatta insieme, brutti-sporchi-cattivi, maledettamente aggrappati alla fune del sogno.

Ovviamente, mi piacerebbe affermare, qui e ora, che conosco il finale della storia.

Not true.

Però mercoledì 13 Trento a Modena ci deve tornare.

E qui mi fermo, faccio un lungo respiro e vado a svuotare il secchiello riempito dalle lacrime della nostra Zarina, la signora Catia.

Noi modenesi siamo gente così.

Leo Turrini
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