La bocca del Leone

09/05/2015

La bocca del Leone
L’altra sera stavo a Milano per tenere una conferenza. Quando mi hanno presentato, il cerimoniere ha detto che venivo da Modena. Al che le persone al mio fianco hanno mormorato: ‘Ah, Modena? Volley!’E la frase mi ha riempito di orgoglio.

Mercoledì c’ero anch’io, in mezzo a seimila persone in delirio per la seconda sfida scudetto che opponeva i Gialli della signora Pedrini e di Dinone Piacentini ai trentatré trentini entrati trotterellando in città e vigorosamente rispediti a casa. C’ero anch’io e ho avuto come l’impressione che il tempo si fosse fermato. Meglio: che fosse tornato indietro.

Ora, non è mistero che nella nostra terra, per ragioni che misteriosamente appartengono al Dna di un popolo, la pallavolo sia come il sangue nelle vene. Scorre sempre e senza non potresti vivere. Ripensi alla tua vita e in mezzo ai ricordi spuntano Paolone Montorsi e Julio Velasco, i fratelli Guidetti e Peppino Panini, Luca Cantagalli e il povero Vigor Bovolenta, le palestre dei Vigili del Fuoco e la tana di Juffa e ancora ancora ancora…

Se eravamo in seimila, o giù di lì, per una partita che in fondo statisticamente nemmeno era decisiva, beh, vuol dire che noi non possiamo immaginarci senza l’emozione di una battuta in salto, di un muro, di un bagher rocambolesco. Siamo solo noi, come cantava Vasco Rossi: e magari il campionato non lo vinceremo nemmeno stavolta, però ci siamo riappropriati di una cultura, di una tradizione, persino di un’epica che altrove dubito possano comprendere, cioè, nemmeno la possono intuire. Con tutto il rispetto, sotto rete noi siamo la storia, gli altri sono la cronaca. E non è la stessa cosa.

Pensavo tutte queste cose mentre facevo la coda in macchina per tornare a casa e mi dicevo: eh, ma con tutto il rispetto per Muzzarelli, sì, il sindaco perfetto sarebbe la signora Pedrini (Piacentini no, licenzierebbe in massa tutti i politicanti tranne la Maletti, lo conosco)! Naturalmente è una esagerazione e quando l’ho proclamata ad alta voce la nipote della signora Maria Carafoli (la nipote, esatto: non è possibile si tratti della stessa Carafoli che festeggiava con me gli scudetti di Luca Bazooka Cantagalli…) mi ha redarguito in nome del ‘politically correct’, ma sotto sotto io lo so che la signora condivide la mia opinione…

Bene. Mercoledì prossimo, quando ci sarà una nuova sfida tra modenesi e trentini trotterellanti, di Palazzi dello Sport ne servirebbero due. O forse tre. E tutto questo succede in un momento non semplice per le nostre esistenze, per la nostra quotidianità.

La pallavolo certamente non è l’oppio dei popoli, per scomodare Marx. Ma questa squadra, qualunque sia l’epilogo dei play off, ci sta aiutando a respirare meglio. Dico, vi pare poco?

Leo Turrini
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