Lo dico da vecchio innamorato di cose pallavolistiche: impossibile immaginare regalo di Natale più bello!
Oh, intendiamoci: sono d’accordo con chi sostiene che, sulla carta, Civitanova e Perugia hanno qualcosa in più di noi.
Del resto lo dice anche Rido, pardon, Rado.
Però le partite non si vincono sulla carta.
Ma sul campo.
Ora, sommessamente sono sfiorato da un felicissimo sospetto.
Questo.
In Umbria, in un contesto oggettivamente sfavorevole e con il pronostico contro, abbiamo visto il valore potenziale (resto prudente, perché la strada è lunga) della squadra allestita da Catia, la Nostra Signora del Volley.
Era un test identitario, questa partita. Una sconfitta sarebbe stata interpretata come una confessione di debolezza. Per la serie: vorrei ma non posso.
E invece, yes we can.
Credo che confezionando il regalo di Natale Rido, Bruno, Sabbi, Ngapeth, Rossini, Urnaut, Holt, Mazzone, Bossi e i ragazzi di cui colpevolmente non rammento il cognome, ecco, io credo che tutti, preparando la partita perfetta, avessero inconsciamente in testa quello slogan di Barack Obama.
Yes we can.
Ma c’è un altro slogan dell’ex presidente da tenere a mente, nell’euforia di un risultato che ci fa sentire più buoni (ma si, esageriamo).
The best has yet to come.
Tradotto dal dialetto modenese, significa: il meglio deve ancora venire.
Davvero.