Poi nell’estate del 2012, mentre stavo su quel divano, quello stesso divano dove passavo tutto il mio tempo libero, capii che potevo davvero giocare con mio figlio, che la mia vita poteva cambiare. Si, il Sitting Volley è stata la mia rinascita, mi sono riaperto al mondo, ho alzato la testa e mi sono seduto a terra, senza protesi, ma a fianco avevo i miei compagni di squadra, sorridenti”.

La storia di Ivo Parmiggiani, capitano del Modena Sitting Volley, è di quelle che servono ad aprire gli occhi e la mente, chiacchierare con lui è come entrare in una stanza che spesso decidiamo, anche inconsciamente, di non aprire mai, quella della disabilità. Da venerdì Ivo e Modena Sitting Volley partecipano alle fasi finali del campionato italiano maschile e femminile che si stanno disputando al PalaPanini.

Nel 1996 Ivo ha 27 anni e una vita felice, gioca a pallavolo, ha un lavoro dinamico e una fidanzata. Poi, una sera d’inverno, in meno di un minuto tutto cambia, drammaticamente. “Ero sulla strada che da Porta a Modena non andavo veloce, ma ad un tratto una lastra di ghiaccio mi portò a perdere il controllo della mia auto. Sono uscito fuori strada, in campagna, ho aperto la portiera e attraversato la carreggiata, avevo qualche graffio e c’era una casa vicina dove potevo chiedere aiuto. Pochi istanti dopo una macchina arrivò sulla stessa zona ghiacciata che avevo centrato io, volò sopra alla mia auto, la schiacciò, e per un attimo pensai che mi era andata bene. L’auto rimbalzò a terra in piena strada a qualche decina di metri da me, si staccò il motore, una massa di ferro ad altissima velocità mi colpì in pieno. Mi ha tranciato la gamba destra e lesionato in modo molto pesante quella sinistra. So bene che quello che racconto è terribile, ma io continuo a pensare che quella sera a me andò bene, la sfiga è stata grande, certo, ma anche la fortuna di aver perso solamente l’uso di una gamba, e non di entrambe, lo è stata allo stesso modo”.

Seguono 4 mesi di ortopedia a Modena, 8 di convalescenza in carrozzina ed 1 in clinica a Budrio, mesi lunghissimi, con innumerevoli interventi all’arto sinistro e l’applicazione della protesi a quello destro. Il lavoro diventa sedentario, dietro a una scrivania, addio pallavolo e il divano è il compagno, triste, di giornate vissute con la chiara consapevolezza che nulla sarà più come prima. Ivo si sposa, arriva il primo figlio e con lui una quotidianità molto diversa. Ma c’è una cosa che lo fa sentire terribilmente incazzato col mondo: non poter giocare con lui, come fanno gli altri papà, quello gli manca da morire, il poter prendere una palla e iniziare a farsi qualche battuta o un tiro in porta, insieme. Poi? “Poi arrivano le Paralimpiadi di Londra 2012 e tra uno sport e l’altro ne vedo uno che mi cambierà la vita, è il Sitting Volley. Guardo qualche minuto una gara in cui sei contro sei giocano normodotati e persone amputate, sono a sedere, tutti, e il mio pensiero corre a me e a mio figlio, rido, mi commuovo e penso che allora c’è un modo per giocare insieme’’.

Ivo inizia a praticare il sitting a Parma, poi si sposta a Bologna ed infine diviene capitano della squadra di Modena, con la quale sta affrontando le fasi finali del campionato al PalaPanini. ‘’In questo sport giochiamo senza le protesi in campo e c’è la massima libertà. Per me, subito, era imbarazzante e quindi le tenevo, poi è diventato sempre più naturale arrivare in palestra e buttarle nel cesto dei palloni. La prima volta che ho giocato con mio figlio ero a già a Parma, venne con me a fare alcuni allenamenti e fu qualcosa di bello, indimenticabile. Ancora oggi lui mi insegna e mi riprende quando sbaglio un colpo ed io, allo stesso modo, sono il primo critico quando vado a vederlo giocare a pallavolo, quella in piedi (ride, ndr)’’. Il Sitting Volley è uno sport inclusivo, anzi, è lo sport inclusivo per eccellenza, perché ogni squadra deve obbligatoriamente essere costituita da normodotati e disabili. ‘’Grazie al Sitting ho conosciuto tantissime persone, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con chi ha vissuto e vive esperienze come la mia, si fa sport, si gioca insieme, si parla, ci si confronta, si esce di casa e con una palla abbiamo la possibilità di vivere emozioni che da sopra ad un divano sembravano lontane anni luce’’.

E se qualcuno sta leggendo questa intervista e decide di provare il Sitting? “Che sia normodotato, amputato o con handicap non abbia nessuna paura, visiti la pagina fb della nostra squadra ‘’SittingVolley Modena” e ci contatti subito, cerchiamo nuovi compagni e compagne di squadra, gente che voglia provare uno sport del quale, giuro, si innamorerà. Faccio un appello in particolare ai genitori: fate venire i ragazzi in palestra a provare il Sitting Volley, aiutateli a vincere la paura e fateli entrare in un mondo che è fatto di amicizia e voglia di stare insieme, gli farete un enorme regalo, gli darete la possibilità di rinascere, giocando’.