«Siamo a 1800 abbonamenti prenotati, praticamente un atto di fede – spiega Catia Pedrini, la presidente -; tanti hanno pure rinunciato allo sconto del 30% che offriamo in cambio della prelazione». La città sta aggrappandosi alla sua anima pallavolistica, una storia di 65 anni «costruita sul senso di appartenenza, sull’orgoglio, sull’entusiasmo, sulla compattezza». Il Covid-19 sembra aver riportato attenzione su certi valori: «È stato un richiamo al nostro ruolo sociale e alla necessità di essere aderenti alla realtà. Non potevamo prendere a schiaffi le 40 persone che lavorano per noi ed eravamo chiamati a investimenti eticamente sostenibili: di qui anche il lancio di tre giovanissimi, uno dei quali prodotto del nostro vivaio, non senza il dispiacere di non aver potuto trattenere lo Zar».

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